SCHEDE 2010

 

di Francesco Panceri

13.10.2010 - 21.10.2010

c/o Studio d'Arte via Quartiere, 3
Castelleone CR
 
Contatti:
francescopanceri@libero.it
www.francescopanceri.com
 
 
Francesco Panceri mette a nudo l’animo umano agendo sulla materia e sulle forme. Il cubo, l’elemento primario, la grammatica di base della scultura, si apre sui lati, mentre gli spigoli, le linee rette si addolciscono, le membra diventano arrendevoli.
La caparbietà razionale del marmo si scioglie in viscere architettoniche e le forme si fanno più miti a emanare un senso di armonia e di pacificazione trattenuta. La pietra si veste di ombre e riverberi acquatici e rarefatti. E’ una sospensione mentale che pare eterna, ma è, in realtà, la sospensione di un attimo, un delicato equilibrio.
Nel rigore della geometria si inserisce l’elemento del caso, come se lo scheletro osseo della struttura si ricoprisse di carne, di torsioni muscolari e la materia diventasse viva, guizzante: alla ragione si sovrappone la natura istintuale, dionisiaca, entrambe, in un perpetuo dissidio irrisolto, cardini dell’essere umano.
Nei lavori di Panceri l’interno si proietta sull’esterno attraverso finestre e fori che, nelle opere di terracotta, assumono quasi la morfologia di primitivi bocche-orecchi: vi è una contaminazione tra il fuori e il dentro, tra l’identità, la parte sensibile e ciò che la circonda. L’essere, non solo subisce il reale, ma vi effonde un messaggio, un’impronta, in uno scambio costante e infinito.
L’artista vuole analizzare anche il comportamento dell’animo nello sforzo della vita, le spaccature della personalità nell’evento critico che vanno a mostrarne il cuore, la parte vulnerabile. Crea, quindi, illusorie aperture sul legno, il materiale più adatto con il quale suggerire un organo senziente, poiché è il meno inerte, il più incostante negli eventi, organico, pulsante. Gli illusori blocchi, i moduli sembrano accatastati, impilati, incastrati in uno sbilanciamento apparente e ardito, ma, al tempo stesso, fisicamente possibile.
(Natalia Vecchia)

 

di Manuel "Shamirs" Giacometti Artphotographer

9.10.2010 - 17-10.2010

c/o Studio d'Arte via Quartiere, 3
Castelleone CR
 
contatti:
www.shamirs.com
ASSOCIAZIONE SPORTIVA-MENTE LIBERI no profit
www.sportivamenteliberi.org
 
 
Protagonisti sono gli atleti che testimoniano l’avventura a cui hanno partecipato e che...

“LE EMOZIONI DELLO SPORT NON... HANNO BARRIERE”

L’ intento è di trasmettere le immagini dello sport degli atleti paralimpici al di là della disabilità,
introducendo nello spettatore l'emozione pura derivante dall’azione sportiva, piena di Vita, colori,
movimenti danzanti, agonismo, fraternità.

Invito le persone ad emozionarsi, a lasciarsi cullare da queste immagini per superare qualsiasi
BARRIERA, visibile o invisibile, che sia.
Manuel Giacometti
 

 

10.09.2010 - 10-10.2010

c/oTeatro Leone
via Garibaldi, 27
Castelleone CR
 

GRAFFIO

Incidere, graffiare significa lasciare un segno indelebile.

Questo è il senso dell’arte, quello da perseguire in assoluto: creare in modo tale che vi sia un prima e un poi, che le cose non siano più le stesse, dopo la creazione. Fare arte affinché resti un solco, netto, definito, che non sia più possibile cancellare.
Graffio è il tema della X Biennale di grafica e arti “Città di Castelleone”, rassegna ideata dal Maestro Adalberto Marengo nel 1991. Si tratta, dunque, di un evento con una storia e un’importanza ormai consolidate nel tempo, ma che vede quest’anno dei rinnovamenti sostanziali. Innanzitutto il progetto è curato, per la prima volta, da Quartiere3, associazione culturale castelleonese che dal 2008 opera sul territorio affinché vi sia una capillare circolazione di cultura attraverso l’arte contemporanea. Inoltre, accanto all’abituale arte incisoria, prenderanno parte alla manifestazione anche altre espressioni artistiche, ovvero grafica digitale, scultura, fotografia e poesia.


Graffiare, infatti, non è solo il gesto dell’incisore, ma anche quello dello scultore che asporta o plasma la materia per creare una forma. Lo sguardo-obiettivo del fotografo, inoltre, viene “graffiato” dal reale che vuole catturare nell’immagine. E vi è, anche, la parola che incide, perchè un graffio è un’abrasione, qualcosa che penetra dentro i con- fini metafisici o reali del sé, che profana la soglia che esiste tra un’identità e tutto ciò che la circonda. E’ volendo, anche un evento traumatico, una rottura di equilibrio che permette di esplorare prospettive nuove. Per questo viene inserita per la prima volta la sezione della grafica digitale, una delle più giovani espressioni artistiche, che molto si allontana dal senso del gesto umano, dalla fisicità dell’oggetto d’arte, dalla materiali- tà tangibile e anche dal “graffio” inteso come azione dell’artista sulla materia.Vi è qui, pertanto, quasi una sfida che risiede nel proporre un segno concreto, un “atto”, come motivo di ispirazione per un’arte che si esprime nella realtà virtuale.

Il “graffio”, quindi, sarà il filo conduttore della rassegna e la suggestione dalla quale i partecipanti devono lasciarsi condurre nel proporre le loro opere.

 

 

di Giuseppe Buffoli, Barbara Martini e Giangi Pezzotti

14.07.2010 - 31.07.2010

c/o CREMARENA,
via Dante Alighieri 45,
Crema CR
 


Giuseppe Buffoli – Gli equilibri di forze
Giuseppe Buffoli vuole scolpire l’incorporeità delle forze anziché la materia e gli elementi concreti paiono essere strumenti d’espressione dei legami che instaurano con le altre porzioni d’opera e con lo spazio. Ogni lavoro racchiude in sé un proprio cosmo e un complesso di logiche e di rapporti tra le parti. In ognuno di essi l’artista si ferma sull’attimo di equilibrio, mette in sospensione la compiutezza muta di un momento. La statica precaria e fragile, i giochi di forze che l’artista realizza sono metafore della vita, che è, essa stessa, un sistema di tensioni e di attriti, più che un amalgama di pieni e di vuoti. La ricerca di Buffoli palesa il senso della sfida, una sfida tanto intrinseca alla scultura, quanto rivolta alle capacità percettive dell’osservatore che è chiamato a un’indagine attiva e sensoriale dell’opera, nell’intento di scoprire la prospettiva da cui essa si “apre”, svelando il proprio sistema di coerenze e diventando comprensibile. L’artista esprime la propria poetica con la scelta di materiali poveri, anche di recupero e tende a una razionalizzazione e a una pulizia della forma sempre più rigorose.

Barbara Martini – La tessitrice di storie
Barbara Martini espone attimi rubati, scatti di frammenti di vite e narrazioni. Su di esse l’artista agisce come una Parca, svolgendo il filo del destino e tessendo le storie. Il filo rosso che cuce insieme immagini apparentemente incongrue diventa l’asse aggrovigliato e tortuoso del Tempo. Trova spazio, in questa visione del mondo, l’imprevedibile, poiché nel reale nulla di scontato accade. L’artista si insinua, attraverso le istantanee, in queste schegge di esistenze e le fa proprie. Annoda i fili dei legami e degli eventi e si annulla in esse. La propria storia diventa la storia di ognuno, di chiunque e di tutti. La persistenza e la concretezza del filo cucito riportano a Ersilia, la città invisibile in cui le ragnatele di fili che intessevano i rapporti degli abitanti sopravvivevano alla città stessa. Emergono spesso i volti, nella fluidità delle immagini: il volto, una costante della ricerca artistica di Martini, è la pagina sulla quale viene scritto, istante dopo istante, il racconto della nostra vita.

Giangi Pezzotti – L’offerta del Mistero
Le opere di Giangi Pezzotti sono delle offerte: offerte agli uomini di una suggestione di Conoscenza, di una Sapienza emotiva dell’anima e offerte a Dio, inteso come il Tutto, l’espansione spazio-temporale, l’Infinito. Ma si tratta anche di un Dio connotato antropologicamente: è il Dio dei popoli e delle culture, soprattutto quelle nate dal ventre del Mediterraneo e sprofondate negli spazi d’Africa. Vi sono i simboli liturgici, densi e leggeri delle religioni. Simboli che l’artista combina, sovrappone, sintetizza in un’unica tensione verso l’Assoluto. Attraverso le campiture vivide di colore, i contorni vigorosi, il reiterarsi dei Segni e delle immagini, Pezzotti “incide” i testi sacri di una sorta di panreligione mediterranea. È un culto, tuttavia, più umano che divino: è lo Stupore dell’essere di fronte al Mistero. Nelle sue tele l’artista sfiora l’inconoscibile, ne socchiude la porta, per lasciare a ciascuno la libertà di entrare più in profondo ad esplorare il Trascendente, immergendosi in parte nella propria anima, in parte nell’anima collettiva, originaria e senza tempo.
(Natalia Vecchia)


All'inaugurazione:
Performance di 3 musicisti della Sound Painting Orchestra di Milano:
Luciano Bertolotti - sax contralto
Stefano Solani - contrabbasso
Cristiano Vailati - batteria

 

 

VIDEORACCONTO DI QUARTIERE 3
per l'edizione 2010 di ARTSHOT20.06.2010 - 27.06.2010

c/o chiostri del Teatro San Domenico,
piazza Trento e Trieste,
Crema CR
 
Quartiere 3 racconta attraverso un video le sue esperienze di collaborazioni con diversi artisti da gennaio 2008 a giugno 2010
music by The Shaidon Effect
 
 
 
 
 
 
 

 

di Anna Mainardi & Maria Antonietta Rossi

05.06.2010 - 13.06.2010

c/o Studio d'Arte via Quartiere, 3
Castelleone CR
 
Le opere impure. Questo a mio avviso potrebbe essere una sorta di sottotitolo di questa mostra, significativamente tutta al femminile. Qui infatti si incontrano forme compresse, schiacciate, quasi offese, figure attonite, colte mentre cercano un varco nella complessità delle relazioni umane. Il varco è per definizione un passaggio di solito non agevole. Aprirsi un varco non indica un’azione facile, quanto piuttosto un’operazione faticosa, fisica che richiede un mettersi in contatto, un contaminarsi, con le cose, con l’altro. Questa contaminazione, questa vischiosità, questo essere nelle cose e non fuori da esse è nello spessore nella densa fisica emozione di queste A fianco troviamo il desiderio del volo. Il volo è movimento nell’aria di un corpo dovuto a slancio a spinta o alla semplice forza di gravità. Uno slancio appunto, in lotta con la gravità. Ma quanto sono pesanti, materiche, queste ali, quanto radono terra? Anche queste figure non sono fuori dalle cose, dalla concretezza. La pittura e la scultura non si distinguono, ma si mescolano, anche loro si contaminano.
E’ anche questa una impurità, un mescolarsi delle opposizioni in una realtà fatta di colori, di materia, di vita insomma. E questa mescolanza, questa materia indistinta, che però racchiude anche la forma, quasi prima che questa si faccia forma, di certo prima che venga definita forma, o meglio prima che venga definita in qualche modo, suggerisce un vissuto quanto mai corporeo, denso, quindi marcatamente e intensamente femminile.
 
 
 

 

LA FUSIONE FRA SPIRITO E MATERIA
di Manuela Nicolini

08.05.2010 - 16.05.2010

c/o Studio d'Arte via Quartiere, 3
Castelleone CR
 
contatti:
www.manuelanicolini.eu

"Le mie opere sono il frutto del mio percorso alchemico interiore.
La tecnica con la quale mi esprimo è il risultato dell'intuizione oltre che della sperimentazione di materiali prima di tutto interiori (le emozioni).
Nella mia nuova espressione artistica i colori prendono forma, le trasparenze acquisiscono volume, materiali diversi si uniscono: il quadro diventa scultura.
Spirito e Materia si fondono grazie alla consapevolezza dell’artista (da qui il nome AqvaColor 4D). Vibrazioni di gioia, armonia, prosperità vengono risvegliate nell’osservatore."
(Manuela Nicolini)
 
 
 
 
 
 

 

di Sergio Mazzoleri von Scatt

10.04.2010 - 18.04.2010

c/o Studio d'Arte via Quartiere, 3
Castelleone CR
 
contatti:
www.sergiomazzoleri.com

Sergio Mazzoleri nato a Crema il 1° Settembre 1954;
amante della caccia, ricalcando le orme del padre Rino, abbandona velocemente all'età di 14 anni il fucile, per impugnare una nuova arma: la fotocamera.
Appassionato di natura, animali e aria aperta, fotografa per l'esclusivo piacere personale.

"non voglio dire nient'altro, lasciando alle immagini il compito di trasmetterVi le sensazioni provate"
 
 
 
 

 

di Margherita Martinelli e Manuele Parati

6.03.2010 - 21.03.2010

c/o Studio d'Arte via Quartiere, 3
Castelleone CR
 
contatti:
Margherita Martinelli:
www.margheritamartinelli.it

Manuele Parati:
manu----@libero.it
 

WILD e' la scoperta dell'essere animale presente in ogni uomo.
WILD è un gioco che veste, trasforma e rivela in coniglio, falco, fenicottero, libellula.
WILD è tutto quello che profondamente già siamo.

La pittura di Margherita Martinelli e la scultura di Manuele Parati, ospiti dello spazio Quartiere 3, per la prima volta si confrontano, dialogano e indagano sulla dimensione dell' anima/animale.
 
Margherita Martinelli_
Nello spazio Quartiere 3 vengono presentate delle grandi tele simili a dei cassettoni della memoria, ci raccontano dell’anima animale, un viaggio metaforico dentro tutto ciò che appartiene alla sfera intima e privata dell’uomo. Sono abiti sospesi, leggeri, che lasciano uscire/entrare l’anima, e le relative caratteristiche di un animale..si lascia allo spettatore la libertà di giocare ad indossare le vesti di una libellula, balena, pesce.
Il fenicottero è un simbolo presente nella ricerca artistica di Margherita, qui sinonimo di viaggio, percorso, di un migrare verso un'altra dimensione parallela; con l’eleganza rosa e la postura classica di questo animale. Una tecnica mista su tela che vede l’intervento di pittura ad olio, acrilico, bitume, foglia oro, un segno grafico che si rincorre in tutte le opere e della carta cucita: desideri annodati sulla tela.
 
Manuele Parati_
Wild è una selezione di ultime sculture, studiate sulla tematica dell’identità e della natura dell’essere umano. La scelta rappresentativa delle caratteristiche morfologiche animali è legata, attraverso una metodologia linguistica, al concetto che l’animale rappresenta in quanto essere selvatico, per cui altro dalle regole sociali, portatore di significati popolari e mitologie. Il tema principalmente si snoda nell’analisi delle personalità e dei loro modi di esprimersi, nel carattere NATURALE presente in ogni essere umano e nel suo rapporto con il luogo che lo ospita. L’istinto “maschera” una forma archetipica che la mente mette in atto nel momento in cui si rende necessario un superamento dello stato razionale limitato e limitante. La trasformazione coincide con l’ingresso in campo dell’istintività, quindi di reazioni. Non possiamo essere altro da quello che profondamente già siamo e anche quando compiamo l’atto di mascherarci non stiamo facendo altro che lasciar emergere la genetica animale.

“ Un brivido corre lungo la schiena e lungo il lato esterno delle braccia si rizzano i peli. Il tono di tutta la muscolatura striata trasversale si solleva, il portamento del corpo si tende, la testa viene eretta superbamente, il mento proteso e la muscolatura facciale subisce una mimica molto caratteristica.
Chiunque abbia visto l’equivalente comportamento di un maschio di scimpanzé che s’impegna con coraggio e abnegazione inauditi a difesa della sua orda o famiglia, dubiterà del carattere puramente spirituale dell’entusiasmo umano”.
Konrad Lorenz
 
 
 
 
 

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